Mi piace scrivere



Vorrei correggere un piccolo equivoco in cui potrebbe essere incorso qualche mio conoscente leggendo certe mie dichiarazioni ironiche. A me piace scrivere. Mi piace molto. Scrivo alcune ore al giorno e soprattutto mi piace revisionare con cura i miei lavori, che siano post o storie di narrativa. Anche dopo aver finito un post o una storia, vago come un falco sui miei paragrafi per cercare come migliorarli, come sintetizzarli, come trovare un sostantivo o un verbo più efficace per esprimere un concetto. Sono soddisfatto quando riesco a eliminare frasi o parole che in una prima stesura avevo giudicato irrinunciabili, quando trovo il termine giusto, proprio quello lì che esprime il concetto che avevo in mente. E la soddisfazione è ancora maggiore quando quel termine ha un’espressività popolaresca, un suono di tutti i giorni. In realtà quando scrivi è come se tu risolvessi un cruciverba, gioco di cui sono appassionato; devi sistemare le parole giuste nella giusta sequenza. Non è facile, ovviamente. E ci vuole molto lavoro. E puoi affrontare quel notevole dispendio di energie mentali solo se ti piace ciò che fai. Solo se l’azione di creare una storia o un articolo ti gratifica. E’ la stessa cosa di quando giochi a pallone in una squadra, a pensarci bene. Puoi avere soldi e successo inseguendo una palla per un campo di calcio, ma devi allenarti e sacrificarti e se non ti piace provare l’ebbrezza del gol devi appendere le scarpette al chiodo.

Chiacchierando con Mariella


L'intervista mi è stata fatta da Mariella Calcagno, direttrice della collana Afrodite della casa editrice Graphe.it

1)Francesco, il tuo è un blog molto frequentato ma anche molto commentato, quindi ti seguono con attenzione i tuoi lettori. E' un piacere per te essere letto? E'condivisione?

Non credo necessariamente che sia un piacere essere letto. E' un piacere produrre qualcosa che susciti l'interesse o il consenso altrui, qualunque forma assuma questa creazione, può essere un libro o un maglione fatto con i ferri. Non credo nemmeno che chi scrive sia mosso dal desiderio di voler condividere il suo pensiero con gli altri. Ritengo voglia le solite cose. Consenso, soldi se possibile, una qualche forma di successo, sia pur minima. Insomma chi scrive vuole vivere, come qualunque altra persona, come è sempre accaduto da che mondo è mondo.

2)Qualcuno pensa che scrivere, fra le varie motivazioni, ci sia anche quella del fatto che sia terapeutico, tu cosa ne pensi?

Non vedo questa motivazione terapeutica. La migliore terapia che conosca è quella di andarsene a Honolulu e farsi coccolare dalle hawaiane in tutù. Mi rendo conto però che non a tutti è concesso.

3)Non molto tempo fa mi scrivesti che per te vedere il tuo libro in libreria non è poi così esaltante, cosa ti esalta allora, cosa ti emoziona, se non un figlio anche se letterario? E' vietato rispondere, il tramonto, la luna, l'amore...

Al momento io non ho ancora visto il mio libro in libreria, quindi non posso dire che sensazioni proverei nella circostanza. Cosa mi emozionerebbe? Direi che possedere un tetto tuo sopra la testa, abbastanza soldi per arrivare a fine mese e non avere ansie sulla tua sussistenza futura è una cosa che mi emozionerebbe moltissimo.

4) In quanto direttrice di Afrodite, ho avuto il piacere di scoprirti e quindi decidere di scegliere il tuo testo da poter pubblicare, nei tuoi scritti leggo spesso malinconia ma anche molto amore nei contenuti che scrivi, appari anche disincantato e non ti interessa essere simpatico a tutti, chi è Francesco Cinque?

Credo di essere solo realista. Non mi faccio illusioni sulla gente e nemmeno su me stesso. Chi sono io? Uno dei tanti. In una scena di Io robot si vedeva un salone pieno di robot identici, simili nell'aspetto e nel funzionamento. La differenza con gli uomini è che questi ultimi, per qualche assurdo motivo, pensano di essere uno diverso dall'altro o persino uno più buono e meritevole di un altro. Comunque non sono per niente un individuo malinconico. Quando mi va, canto a voce spiegata e sono euforico in un modo travolgente che talvolta dà fastidio a chi mi è vicino (forse perché costui, lui sì, è malinconico).

5)Perché consiglieresti di comprare e quindi leggere Atto d'Amore?

Perché in giro si vede e si legge pure di peggio.

6) Quali sono le tue letture preferite?

Mi piacciono i romanzi storici, anche se noto che spesso hanno al loro interno più lentezze e zavorra letteraria di altri libri. Leggo comunque di tutto quando ho tempo. Uno degli ultimi libri che mi è piaciuto è quello di Zucconi su Cavallo Pazzo e i Sioux.

7) Cosa consiglieresti a chi scrive e desidera essere pubblicato?

Di cambiare mestiere a meno di non avere il paparino ammanigliato nel mondo dell'editoria, della cultura o del potere in genere. Avere il paparino ammanigliato è utile pure se non scrivi e non desideri essere pubblicato. Il nostro è un mondo basato sul nepotismo, sulla raccomandazione, in politica, televisione, cinema, editoria, dovunque. E' strano che se ne parli così poco. In assenza del genitore pezzo grosso, potrebbe essere utile la faccia tosta necessaria per raccontare barzellette a telefono agli editori contattati. Sono assolutamente convinto che un buon raccontatore di barzellette abbia molte più possibilità di pubblicare e vendere di uno che si impegna a scrivere.

8) Napoli è la tua città, tre aggettivi per descriverla.

Più che aggettivi direi questo. Una volta non sopportavo alcuni aspetti di Napoli e un certo folclore partenopeo che mi appariva deteriore. Ora sono più tollerante sotto questo aspetto. Una volta non avrei ambientato mai una storia a Napoli. Ora invece la mia città mi sembra uno degli scenari migliori in cui far muovere personaggi letterari.

9) Cosa sogna Francesco?

Quello che sognano gli altri esseri umani. E dato che si tratta di cose imbarazzanti da riferire, sarà meglio tacere.

10)Cosa vorresti che venisse scritto in questa intervista che non ti ho chiesto?

Niente. Dieci domande mi paiono sufficienti

Grazie Francesco.

Io scrivo tu scrivi, intervista semiseria


Senti…

Ma che me stai ancora a ‘ntervistà? E bastaaahhh.

Dai, non fare così. Qui si fanno intervistare tutti ai quattro punti cardinali. In ogni caso c’è sempre da risolvere quella faccenda del perché si scrive. Cosa significa per te mettere i tuoi pensieri sulla carta o sul monitor? È una specie di autoterapia, un’urgenza, un modo di esistere? Scrivendo esorcizzi forse il dolore e la solitudine esistenziali?

Ma si può sapere che mazza staje a dì? Sei impazzito?

Scusa, cercavo solo di imitare il tono dell’intervistatore che fa le domande importanti agli scrittori importanti seduto in poltrona con l’intellettuale gamba accavallata. Io facevo solo…

Facevi blabla e blabla. Ecco cosa facevi, a trombone che non sei altro.

Va bene, ho caricato un pizzico qualche tono enfatico, ma se non ti dai arie intellettualoidi nessuno ti prende sul serio. Siamo ancora il paese erede dei pomposi caballeros madrileni che latineggiavano a sproposito in ogni situazione. E ora vuoi rispondere alla mia domanda?

Sul perché si scrive? Naturalmente perché in un angolino della mente di chi scrive c’è abbarbicato, anche se lo si nega, il pensiero di avere successo e consenso, possibilmente di guadagnare. Scrivendo si migliora o si pensa di migliorare il proprio status sociale. Ad esempio alla domanda: che cosa fai nella vita? puoi rispondere: faccio il galoppino all’ufficio postale, però ho pubblicato un romanzo. Puoi anche buttare lì, anzi ti consiglio senz’altro di farlo, che il tuo romanzo non ha avuto il successo che meritava, anche se a tuo avviso è meglio di certi best seller cialtroni che si vedono in giro.

Si vabbé, accettiamo pure che uno scriva per autogratificarsi. Ma potrebbe fare pure altre cento cose per ottenere quel risultato. Fare il cantante, l’attore, l’artista pazzo, il calciatore, che ne so, spupazzarsi le alemanne annoiate sulle spiagge di Rimini, fare il signorotto politico alla Mastella. Perché scrivere?

Ma perché è facile! Scrivere è l’azione più facile del mondo. Ti serve solo una penna e un pezzo di carta, o un computer scalcinato, e già ti puoi definire un piccolo romanziere. Inoltre puoi sempre recitare la parte del genio incompreso. Anche se i tuoi lavori non riscuotono l’interesse che ritieni adeguato, puoi sempre dare la colpa a questo mondo mercantilistico dominato da banditi avidi e ignoranti (scusa che tra l’altro ha l’attenuante di essere spesso vera).

Mi hai fatto riflettere. Essere considerato scrittore è meglio che spacciarsi per cantante o emulo di Totti; inoltre temo che non sia tanto facile ingroppar… cioè socializzare con le alemanne di Rimini e Riccione, me manca er fisico e pure la faccia di bronzo. Sai che ti dico? Quasi quasi butto giù pure io il mio bravo romanzo. Ho proprio una bella storia sulla mia tormentata esistenza che non aspetta altro che vedere luce.

Auguri. Però non fare come me. Se un domani ti intervistano, non dire che scrivi perché non riesci a ingropparti le nibelunghe.

Certo che no. Dirò che lo faccio per autoterapia, per lenire il mio bisogno di comunicare, per soddisfare la mia anima poetica. Perché io ho davvero un’anima poetica, sai?

Sì, la sento quando parla dal tuo didietro dopo che ti sei ingozzato di pappardelle alla puttanesca.

Il mio romanzo fuori dal cassetto


Alcuni amici, tra gli ultimi flyer, stregagatta e Laura, mi hanno chiesto informazioni sul mio romanzo uscito dal cassetto per avviarsi in tempi ragionevoli alla stampa. Ho già detto che si intitola Atto d'amore e che è di argomento giallo con venature erotiche. Parla della difficoltà di instaurare rapporti sentimentali nella moderna vita metropolitana.
Il mio editore Roberto Russo di recente mi ha detto che è già possibile prenotare il mio romanzo, per chi sia interessato, a questo indirizzo. Bisogna compilare una scheda senza pagare nulla, è spiegato tutto sul sito; si pagherà solo alla consegna del libro che, devo avvisarlo, potrebbe richiedere ancora qualche tempo.

Ecco la quarta di copertina che ho scritto per la mia storia:
Magari sei un balordo, ma, pur con i tuoi vizi spregevoli, riesci a tenerti dentro i confini della società. E magari capita che un giorno ti innamori, e che proprio ciò che dovrebbe renderti più umano ti faccia percorrere quel centimetro che ti fa uscire dalla normalità. L'amore fa impazzire? Forse. L'amore crea mostri? Può darsi.
Nessuno è in grado di prevedere cosa può succedere quando un uomo incontra una donna. Soprattutto quando l'uomo è uno stupratore occasionale e quando la donna è una figura forte, ma incomprensibile come Teresa.

Gli interessati vadano sull'indirizzo su indicato, sulla colonna a sinistra c'è la scritta "Prenotazione libri"; cliccandola verrà visualizzato pure il mio romanzo Atto d'amore. Ripeto che per prenotare non si deve pagare nulla.
Ecco un link che potrebbe essere interessante consultare: Graphe.it

Che altro dire? Magari, in mezzo a tante scartine, qualche volta ci arriva pure una discreta mano di carte nella partita della vita. Un sorriso agli amici.

Napule è mille culure


A tutti noi è capitato di amare e odiare nello stesso tempo una cosa. Può essere stata una donna, un amico, una casa. Io ho detestato spesso la mia città, Napoli, ma poi all’improvviso mi è capitato di amarla e soprattutto di ammirarla. Non credo che Napoli sia cambiata nel profondo da quando la conosco, cioè da sempre, quindi devo essere cambiato io o il mio modo di percepire il luogo in cui vivo.
Ho già parlato in altri post del mio rapporto ambivalente verso certi aspetti del folclore partenopeo. Per gli interessati c'è l’etichetta “Napoli” in fondo all’articolo. Ora voglio parlare del particolare modo in cui percepivo Napoli nella narrativa, specie in quella che producevo io.

Come alcuni sapranno scrivo narrativa, ora più, ora meno, da diversi anni. Uno dei problemi maggiori che ho incontrato in questa mia attività è stata l’ambientazione delle mie storie. Scrivevo gialli, racconti di emarginazione metropolitana, di fantascienza o anche di genere fantastico (cioè di eventi portentosi non spiegabili con la normale esperienza umana). Il problema grosso era quando dovevo collocare le mie storie in uno sfondo letterario efficace. L’ambientazione in narrativa è un elemento fondamentale, rende plausibili le tue storie, dà loro spessore e vividezza, le fa vere o verosimili. L’ambientazione non deve essere per forza minuziosa o peggio ancora prolissa, ma vigorosa. Il lettore deve percepire che chi scrive sa di cosa parla, conosce vicoli, persone, suoni, accenti, deve convincersi che l’autore ha respirato l’aria menzionata nella sua prosa, ha udito la gente bestemmiare nella loro parlata originale e forse ha imprecato lui stesso in maniera simile.

L’unica città che conosco davvero bene è la mia, Napoli. Quindi una scelta naturale e anche obbligata sarebbe stata di collocare le mie storie lì o meglio qui. Purtroppo qualsiasi mia avventura letteraria situata nei vicoli partenopei mi risultava stonata. Mi pareva che nella mia città si muovessero solo personaggi da macchietta come quelli di Così parlò Bellavista di De Crescenzo o di Io speriamo che me la cavo della Wertmuller. Passeggiando per Mergellina o per i quartieri spagnoli potevi imbatterti solo in un Pasqualino Settebellezze o in un moderno lazzarone mandato da Picone. Avevo la netta percezione che le mie ambiziose storie (ambizioso non significa per forza efficace) - talvolta basate su viaggi nel tempo o su situazioni alla Matrix quando ancora non c’era il film - si riducessero, situandole in una certa oleografia partenopea, a un Funiculì Funicolà e a un Pullecenella che mangia spaghetti con le mani. Per evitare questa apparente iattura per anni ho collocato i miei romanzi in paesaggi asettici, città fantasma che sarebbero potute essere tutte o nessuna, rinunciando in questo modo a molta della forza narrativa tipica di una buona ambientazione letteraria.

Poi d’un tratto zac, ho cambiato idea. Ho visto Napoli con occhi diversi non solo in letteratura. Dove prima coglievo basso folclore buono per i turisti nordici che dicono Wonderful agli scugnizzi e alle pescivendole di Porta Nolana , ora vedevo colori a migliaia, vitalità, mistero. Posti e personaggi affascinanti utili per ambientare qualsiasi storia, seria e meno seria, tradizionale o innovativa, gialli, horror, vicende politiche, di denuncia e persino avventure di fantascienza o di fantasy. Volete fare viaggi nel tempo? Fateli a Napoli. Volete cercare nuovi codici Da Vinci? Cercateli nei musei di Capodimonte o nel Castel Sant’Elmo. I vicoli partenopei si adattano a ogni trama, intreccio, situazione o argomento riproducibili in narrativa, così mi pareva, e tutto possono valorizzare i chiaroscuri dei bassi, il caos delle strade, il brulicare di umanità. Venite a Napoli, troverete Masanaiello e Ciccio Formaggio, ma anche Eduardo, Massimo Troisi e Pino Daniele. Qui vi aspettano gli scontati babà e sfogliatelle delle Marise Laurito, ma pure la passione, il cuore di una vera femmina di mare come quella ritratta nella foto del post.

Nella mia città c’era tutto e il contrario di tutto, ho scoperto un giorno. E tutto e il contrario di tutto si può scrivere su quello sfondo. Pochi o nessun posto nel mondo sono più adatti per ambientarvi storie. E’ strano che io l’abbia capito solo dopo tanto tempo. A volte ti serve quasi una vita per afferrare concetti elementari, per capire che “Napule è mille culure / Napule è mille paure / Napule è a voce d’’e creature / ca saglie chianu chianu / e tu sai ca nun si sulo”… “Napule è tutto 'nu suonno / e 'a sape tutto ‘o munno / ma nun sanno ‘a verità.”

La felicità è scrivere senza soffrire


Forse per la prima volta nella mia vita mi accorgo di scrivere con facilità, senza sforzo, anche per parecchio tempo. E’ una sensazione magnifica scrivere senza fatica, percependo che riesci a comunicare il messaggio desiderato nel modo voluto. E’ come correre in mezzo ai prati con il sorriso sulle labbra e un venticello fresco che ti sospinge in avanti. La gioia è ancora maggiore se in passato raramente hai sperimentato questa felicità e leggerezza di scrittura.

Ricordo che nei primi tempi che scrivevo al computer dopo nemmeno un’ora di lavoro ero preso da sbadigli catastrofici, da una stanchezza mortale che mi faceva bruciare gli occhi, senza pensare ai crampi nelle dita o negli avambracci, specie in quello sinistro, o al famigerato tunnel carpale. Avevo dolori dappertutto, la schiena era un tormento. Davvero era un calvario proseguire nella scrittura per lunghi periodi. Dio mio, quanti sbadigli avrò fatto in quei periodi, li ricordo tutti a uno a uno. Cercavo di resistere sulla mia postazione di lavoro, ingozzandomi di caffè oltre ogni limite consentito, mentre limavo qualche capitolo di romanzo o miglioravo qualche dialogo, ma la stanchezza estrema in breve aveva ragione della mia volontà e mi costringeva ad abbandonarmi esausto sul letto. Da lì fissavo il computer con odio, giurando che alla prossima occasione non sarebbe riuscito a mettermi kappaò così presto.
Avevo alcune spiegazioni per questo spiacevolissimo fenomeno. Mi dicevo che le tastiere che usavo erano troppo dure (per anni ho difeso con la vita il possesso di una tastiera da computer 386 a cui ho dedicato un post qui). Le rotelline del mouse si bloccavano spesso facendoti impazzire, la sedia da cucina era dura e scomoda, il tavolo più claustrofobico che stretto e soprattutto il monitor aveva basse frequenze di refresh (i famosi hertz)… per anni ho lavorato con un monitor a 60 hertz senza sapere che in quel modo mi uccidevo gli occhi. Miseriaccia infame, quanto ho sofferto.

Per fortuna da poco più di un anno le cose vanno molto meglio… In questo periodo si sono verificati favorevoli cambiamenti soprattutto i due campi, la comodità degli strumenti di scrittura e il fatto di dover scrivere sul blog.
Per quanto riguarda la comodità operativa, mese dopo mese ho accumulato alcune migliorie alla postazione di lavoro che mi mettono quasi in condizione ottimale per scrivere. Prima di tutto ora posseggo un monitor lcd da 17 pollici che è circa un milione di volte più riposante del vecchio monitor crt in bianco e nero da 14 pollici, comprato tra l’altro di seconda mano. Inoltre ho un tavolo da computer grande, arioso, e una poltroncina regolabile in altezza e inclinazione. Infine l’asso nella manica di recente acquisizione: un set tastiera e mouse senza fili, una benedizione di Dio in quanto a ergonomia (non vorrei bestemmiare, ma la tastiera wireless che ho ora mi sembra perfino più confortevole di quella gloriosa a cui ho da poco fatto il funerale). Il mouse senza fili e senza le maledette rotelline che si bloccavano a ogni pie’ sospinto è un portento.

Il fatto di scrivere per il blog, come ho già detto in altre occasioni, mi ha dato scioltezza, e mi ha allenato ad affrontare il giudizio di un pubblico di lettori che ti fanno capire cosa funziona e cosa no nella tua prosa. Il blog ti fa percepire gli umori e le reazioni della gente come di certo non ti capita se scrivi per te stesso in una stanza isolata dal mondo. Scrivendo post, e leggendo quelli altrui, ti dedichi a un sano tennis letterario, butti la palla nel campo avversario e ti prepari alla risposta con il rovescio incrociato… Non batti palle letterarie in un campo morto in cui nessuno si sogna di dirti o farti capire se giochi bene o male.

Mi sono reso conto della recente facilità di scrittura scrivendo alcuni capitoli di un romanzo che sto revisionando e che spero di pubblicare in un tempo non lontano. Durante la prima stesura del romanzo, risalente a parecchi anni fa, ricordo che buttavo il sangue per procedere; ora invece non ho avuto difficoltà a impostare e finire le scene, sono andato dall’inizio alla chiusura di un capitolo senza sforzo. Nessuno potrà mai sapere che sensazione stupenda sia scrivere con facilità, dopo che per anni hai dovuto combattere contro sbadigli assassini o contro crampi all’avambraccio e altri dolori che quasi ti facevano piangere.

Cruciletterario


Ho creato questo cruciverba per gli appassionati della letteratura. In un secondo momento, se me lo si richiederà pubblicherò lo schema risolto. Le definizioni attinenti alla letteratura sono in corsivo. Buon divertimento a chi si cimenterà.

Orizzontali. 1. Scrittore isolano. 8. Nome maschile più diffuso al femminile. 9. Burdon cantante degli Animals. 12. Francesca narratrice e saggista. 15. Chiedevano chi erano i Beatles. 16. Con Rafael e Herrera nel più noto museo archeologico di Lima. 17. Tradisce nella Chanson de Roland. 20. Raganella arborea. 21. Vladimir di Lolita. 24. Plurale di un noto ingrediente aromatico della cucina. 26. Paolo poeta e librettista tra i massimi esponenti dell'Arcadia. 27. Articolo femminile. 28. Trinity College Dublin. 30. Era nova nella musica. 32. Quello di Samostata parlò del primo viaggio letterario sulla Luna. 35. Fleming creatore di James Bond. 37. Jacques presidente della Commissione Europea dal '95 al '99. 38. Carlo che passò dove Cristo si era fermato. 39. Premio Nobel per la letteratura nel 1947.

1. Comunità Economica Europea. 2. Iniziali del regista di La cicala. 3. Nobel per la letteratura nel 1904. 4. Nome di Asimov. 5. Jack campione della narrativa avventurosa. 6. Marut scrittore anarchico noto pure con lo pseudonimo di B. Traven. 7. Levin di Rosemary's baby. 10. Articolo maschile. 11. Nome del più grande veliero del mondo. 13. Sei romano. 14. Primo pronome personale. 15. Scriveva di lamantini e babirussa. 16. Pseudonimo di Amaliana Cambiasi Negretti. 17. Nobel per la letteratrura nel 1983. 18. Absolute Key Logger. 19. Io e te. 22. Pellegrino gastronomo e scrittore. 23. Giorgio giornalista e scrittore. 25. Iniziali dell'autore di Fontamara. 29. Vidal romanziere. 31. Qualità di legname dello stato indiano del Chhattisgarh. 33. Figlio di Eracle e Onfale. 34. Buntline scrittore, giornalista e pistolero dell'Ottocento. 36. Particella negativa.